Ordine di arrivo

 
PAPA' CERVI 1 maggio 2007
Berny Riccio PRATICELLO DI GATTATICO (RE)
Bernardo Riccio, e Napoli concede il bis: dopo Antonio Bucciero l’anno scoro, anche questa 37^ edizione del Trofeo Papà Cervi parla partenopeo. Più che parlare canta, di più: balla. Perché Riccio forse non ha gran dimestichezza con il valzer, ma il ritmo travolgente della tarantella non può non conoscerlo. Chiedetelo a Michele Merlo, secondo, o a Davide Tortella (che fa rima con tarantella), quarto, che hanno avuto tutto il tempo per osservare la sua danza in sella alla bicicletta e in cima a tutti (Ramon Baldoni, terzo, probabilmente se l’è persa, più avanti ne saprete il motivo), perché la linea bianca del Trofeo Papà Cervi è posta proprio in cima ad una leggera ascesa di un centinaio di metri: poca, pochissima roba per la difficoltà intrinseca, ma significativa, perché resta il punto più alto di una corsa le cui difficoltà sono soprattutto curve e strade strette, ed il punto più alto per un corridore è la vittoria, e la vittoria qui la ottieni guardando dritto per dritto la graziosa chiesa di Praticello di Gattatico, che ci sei già passato accanto quindici volte ma non hai mai sollevato il naso dall’asfalto o dalle natiche di quello davanti a te, e quando vinci e ti ergi a sovrastare tutti, quella chiesetta, intonacata di rosa con qualche sasso a vista, la puoi vedere tu e soltanto tu, perché gli altri sono impegnati a fare qualcosa di diverso (imprecare, felicitarsi per la fine della fatica, o semplicemente non fare proprio niente e pensare già che domani sarà un altro giorno). Chissà se il buon Bernardo, classe ’85 e il sogno del professionismo da coltivare a suon di volate, è consapevole di quanto pesi la maglia rossa che indossa sul podio. Non è un vezzo per i fotografi, neppure un bel souvenir di una giornata magica. E’ molto di più. E’ la 37^ maglia rossa del Trofeo Papà Cervi (eh, grazie! Direte voi), che alle spalle ne ha 36, e alcune si chiamano Pietro Algeri, Wojciech Matusiak, Claudio Torelli, Giudo Bontempi (due volte consecutive), Djamolidine Abdujaparov, Roberto Maggioni, Giovanni Lombardi (anche lui bis), Mauro Radaelli, Biagio Conte, Ellis Rastelli, Danilo Napolitano, e, oltre al già citato Bucciero, Tiziano Dall’Antonia. Bernardo Riccio sul podio ha un sorriso furbo, di chi sta ripensando al colpaccio messo a segno e se ne compiace, con se stesso e, come racconterà poco dopo, con la sua squadra, il Team Parolin – Filmop – Sorelle Ramonda. Ha fatto un bello scherzo a quelli dell’Undelta-Bottoli, che hanno tirato come dei dannati per tutta la corsa, ma alla fine neppure hanno centrato il podio. Già, i ragazzi diretti ieri in ammiraglia da Mariano Piccoli sono stati costretti a raschiare il fondo del barile per riprendere una fuga di 21 corridori nella quale avevano pure un paio dei loro, Saronni e Cazzago, ma non si sono fidati. Ma allora che senso ha mandare due uomini (due, non uno) in fuga, se poi comunque senti il dovere, l’obbligo morale prima ancora che tecnico, di dover ricompattare il gruppo per favorire il velocista (Costanzi ha terminato sesto, Tortella ha fatto meglio di lui, quarto)? D’altra parte, ventuno uomini che se ne vanno dopo una manciata di chilometri (la corsa, organizzata dalla Ciclistica Gattatico, ne misurava 152, con partenza da Corte Tegge di Cavriago e svolgimento soprattutto sul circuito di Praticello, 7,5 chilometri da ripetere quindici volte), possono rappresentare un pericolo per che si accorge di aver perso l’attimo. I fuggitivi sono Malori, Zanella, Fumagalli, Cantone (Team Parolin), Secci, Magini (Gs Parmense), Dodi, Altissimo, Boschi (Podenzano), Nicola Rocchi (Cicli Cinzia), Campa, Capponcelli (Mantovani), Ghiselli (Massi Team), Saronni, Cazzago (Unidelta), Carriero (Virtus Villa), Radaelli (Schivardi), Orizio, Tomaselli (Promosport), Masiero e Cecchin (Zalf). Tra questi due reggiani, che corrono praticamente in casa, Magini e Cantoni, e due parmensi, che la casa ce l’hanno a due colpi di pedale da qui, Malori e Dodi. I battistrada riescono a racimolare un vantaggio massimo di 2’36”, ma quando l’Unidelta si mette a tirare, piano piano il gap diminuisce. Costanzi è reso ben riconoscibile dai segni della caduta rimediata alcuni giorni fa, e con gamba e braccio destro fasciati, naviga nelle prime posizioni del gruppo, immediatamente dietro ai suoi compagni, messi alla frusta per recuperare. Là davanti il primo a cedere è Alessandro Cantone, ma è ampiamente scusato, dal momento che, per alcuni guai fisici, questa è una delle sue primissime gare del 2007. A quattro giri dal termine saltano le logiche dei fuggitivi. Masiero allunga in prossimità del passaggio sul traguardo, Dodi è l’unico che lo segue, ma i due vengono ripresi dal resto della compagnia pochi chilometri dopo. Ma è a tre giri dalla fine, quando mancano poco più di una ventina di chilometri, che la strada comincia ad esigere sincerità. Scatti e controscatti, risultato: davanti restano in otto, anzi nove, perché Valentino Carriero (Virtus Villa) si spende in una passerella solitaria al comando per un pugno di chilometri prima di essere raggiunto da quel che resta dei battistrada: Zanella, Orizio, Cazzago, Rocchi, Cecchin, Campa, Magini, è un indomabile Luca Dodi. Il corridore della Podenzano è il grande protagonista del finale, perché quando capisce che, con appena 25” sul gruppo a due giri dalla fine, sta a lui fare un ulteriore selezione, ruggisce portando con sé solo Zanella e Cecchin nel corso dell’ultimo giro. Mamma mia che brividi sul traguardo, dove i tifosi di Dodi, classe ’87 da Colorno, il paese dove Maria Luigia, sposa di Napoleone, trascorreva le sue vacanze nella meravigliosa reggia estiva, trattengono il fiato per le sorti di questo ragazzo che, per ora, non è mai stato baciato dalle miss in due anni di dilettantismo, ma dalla sfortuna sì, e troppe volte. L’ultimo giro è storia di Dodi contro il gruppo, di Dodi contro tutti e tutti contro Dodi, perché Zanella e Cecchin stanno alla sua ruota e lo lasciano sfogare. Il parmense è una furia, rilancia l’andatura, la rilancia ancora e ancora. “Mi volete? Venite a prendermi”. Probabilmente è consapevole che non ce la farà, ma vende caro il suo scalpo. Quando sui lunghi rettilinei finali sente il cicalare del gruppo sempre più nitido nelle sue orecchie, cerca l’ultimo disperato scatto d’orgoglio, poi vorrebbe imprecare, vorrebbe spaccare la bicicletta. Sbuffa, contrae i muscoli del volto e digrigna in denti, sente l’acido lattico al cervello che gli grida “basta per carità”, ma “basta” è un imperativo che non conosce. E’ come John Wayne in “Assalto a fort apache”, quando gli indiani circondano lui e i suoi soldati, ma anziché scappare resta nella polvere a sparare le sue cartucce finche una freccia non lo colpisce mortalmente. Dodi spara tutto quel che ha: ma il gruppo uccide le sue speranze a seicento metri del traguardo. Lui e i fuggitivi rimasti al suo fianco, o meglio alla sua ruota, escono da questa storia. Ora la Parolin si mette davanti, l’Unidelta scopre di aver esagerato a voler (o dover) fare tutto da sola. I grigi di Rossato (sesta vittoria stagionale per loro) tirano a Riccio una volata perfetta, lui parte tra i 150 e i 100 metri, proprio dove la strada inizia a salire. Merlo (Vc Mantovani) neppure lo sfiora, Tortella e Costanzi a centrostrada non possono farci proprio nulla, mentre sulla sinistra rimonta il buon Ramon Baldoni (per questo, dicevamo, si è perso il “balletto” di Riccio), poi tutti gli altri, staccati di pochi metri che nel ciclismo sono il confine tra tutto e niente. Bravo Bernardo, curre curre guagliò.

ARRIVO:
1) Bernardo Riccio (Filmop-Parolin) km 153 in 3h25'10'' media 44,744 km/h,
2) Michele Merlo (Mantovani Rovigo) s.t.,
3) Ramon Baldoni (Calzaturieri Montegranaro) s.t.,
4) Davide Tortella (Unidelta Arvedi) s.t.,
5) Volodymyr Landyrev (Ukr-Boltiere) s.t.,
6) Edoardo Costanzi (Unidelta Arvedi) s.t.,
7) Federico Masiero (Zalf-Desirèe) s.t.,
8) Marcello Pavarin (Filmop-Parolin) s.t.,
9) Damiano Margutti (Podenzano-Tecninox) s.t.,
10) Omar Sottocornola (id).

( Alberto Dallatana dal sito Cicloweb.it )
 

Indietro